
La sindrome da deficit posturale (SDP) è definita da Henrique Martins da Cunha come “un’attitudine corporea stereotipata, scoliotica, con presenza di ipertono asimmetrico dei muscoli para-vertebrali e toracici, appoggio plantare asimmetrico, dominanza di una lateroversione di sguardo a destra o sinistra, probabilmente legata ad un deficit del sistema di informazioni propriocettive e visive.”
La SDP può essere definita come un insieme di sintomi la cui eziologia medica tradizionale non è in grado dispiegare.
I sintomi sono noti ma l’analisi classica delle strutture e delle relative funzioni non rileva alcun tipo di deficit.
Il paziente presenta una serie di segni e sintomi quali cefalee, limitazioni articolari, bruxismo o sensazioni vertiginose del tutto inspiegabili, dolori del suo asse corporeo o disturbi dell’apprendimento o del linguaggio.
All’origine di questa alterazione prettamente morfologica vi è una disregolazione del sistema propriocettivo: il paziente “si sente” dritto senza esser consapevole delle proprie asimmetrie (attualmente si parla di “dispercezione” o “disestesiologia”). Il più delle volte i segni sono ben tollerati e compensati, ma se non trattati in tempo, la disfunzione può evolvere in peggio. Il paziente, a causa della natura disparata e la variabilità di sintomi, rischia di ricevere trattamenti non efficaci o adeguati.
Per questo motivo, ci sentiamo di dire che l’acronimo SPD non è più indice di una sindrome da deficit posturale ma di sindrome da dispercezione propriocettiva (A. Marino).
Questa nuova concezione non è più incentrata sulla presenza di disturbi posturali ma sull’individuazione e sul trattamento delle cause permettendo di analizzare sullo stesso piano i 3 quadri clinici classici:
– Forma muscolare o dolorosa: le alterazioni del tono muscolare causano anomalie posturali e dolori muscolari senza substrato anatomico o biologico.
– Forma pseudo-vertiginosa: una perturbazione della localizzazione spaziale delle informazioni sensoriali che provengono dall’ambiente che li circonda.
– Forma Cognitiva: Disturbi di apprendimento, dislessia e aprassia gestuale o visivo-spaziale, deficit di concentrazione.
Il quadro clinico dell’ SDP è altamente variabile ed il paziente potrebbe presentare 3 tipi di segni corrispondenti alle 3 funzioni principali del sistema posturale:
1) Alterazioni del tono muscolare: causano anomalie posturali e dolori muscolari.
Il soggetto presenta continue contratture cervicali, mal di schiena ricorrenti (lombalgia), dolori muscolari diffusi e migratori, stanchezza cronica, asimmetria tonica e atteggiamento scoliotico sono i sintomi principali.
2) Anomalie nella localizzazione spaziale sono all’origine dei disturbi pseudo-vertiginosi. Il soggetto si sente goffo, sbatte spesso su ostacoli semplici (es. stipiti delle porte), ha l’impressione di essere instabile in appoggio plantare, ha difficoltà a stare in luoghi affollati e rumorosi, soffre di mal d’auto, sostiene di avere la sensazione di “non essere in sintonia” con il suo ambiente quando si muove o muove parte del suo corpo.
3) Anomalie percettive sono la causa di problemi cognitivi: difficoltà di concentrazione, impressione di leggere o ascoltare senza capire, impressione di non vedere bene quando si legge (saltare delle parole, sbagliare il ritorno a capo riga).